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Spedizione etnologica in Lucania

 

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A Grottole memoria e tradizione si fondono nel ricordo della presenza di Ernesto de Martino. Ernesto De Martino è stato uno dei più illustri etnologi italiani e promotore dell’interdisciplinarietà negli studi. Egli nell’ottobre del 1952 con Diego Carpitella e Franco Pinna organizzò una spedizione etnologica in Lucania volta alla conoscenza e al recupero delle tradizioni popolari delle regioni meridionali. La ricerca avrebbe dovuto far parte di un più ampio progetto proposto da Einaudi e Zavattini che prevedeva una raccolta di usi e costumi riguardanti la vita sociale delle diverse comunità italiane e che avrebbe dato vita ad una collana dal titolo: “Italia mia”. De Martino precisa che la spedizione avrà come obbiettivo la documentazione della “memoria storica dei focolari domestici” e della vita culturale degli oppressi. A Grottole De Martino raccolse soprattutto formule magiche e canti popolari che vennero scritti e incisi su nastro con la collaborazione della gente del luogo. Le spedizioni etnografiche demartiniane toccarono le comunità di Matera, Grottole, Ferrandina, Pisticci, Valsinni, Colobraro, Stigliano, Viggiano, Marsico Vetere, Savoia di Lucania, Potenza e Tricarico. In questi luoghi l'etnologo napoletano avviò un'analisi approfondita delle condizioni di vita, sia psicologiche che materiali, dei contadini del Sud. Numerosi gli scritti, tra i quali ricordiamo il saggio "Sud e magia" dove si analizza il significato religioso e psicologico delle pratiche magiche cui facevano ricorso i contadini lucani. Secondo l'analisi demartiniana l'uso delle pratiche magiche era motivato dal bisogno di protezione nei momenti di precarietà materiale (povertà) e psicologica (follia, depressione, etc.). Il rituale magico acquistava particolare rilievo, in quanto proteggeva la presenza individuale dal rischio di "perdersi". Uno dei riti magici più frequenti era quello della fascinazione: condizione fisica di spossatezza e stanchezza, accompagnata da mal di testa. Un vero e proprio fenomeno caratterizzato dalla presenza del cosiddetto "agente fascinatore" e della vittima; il suo rituale prevedeva l'istituzione di "operatori magici" (fattucchiere), che consigliavano di trattare la fascinatura con un particolare cerimoniale, che variava da paese a paese. A Grottole, ad esempio, si procedeva, una volta accertato il malocchio, a gettare l'acqua usata per constatare lo stato di malessere per strada davanti ad un passante in modo che quest'ultimo prendesse su di sé la fasciatura e liberasse la vittima. Con De Martino senz'altro il mondo "arcaico" e "subalterno" diventa protagonista, irrompe prepotentemente nella storia e, pur essendo legato alle superstizioni e ai pregiudizi, cerca il riscatto attraverso un moto di ribellione. L'opera di De Martino costituisce un'innovazione originale nel campo dell'etnologia italiana ed è fonte di ispirazione per i numerosi studiosi della demologia, dell'etnomusicologia e dello studio della religiosità popolare.