LA MADONNA COL BAMBINO Una leggenda, nata dall’antica fantasia contadina, racconta che nella chiesa di San Rocco, una volta Santa Maria la Grotta, si sarebbe concluso il mitico viaggio di una scultura lignea, cosparsa di polvere d’oro raffigurante la Madonna delle Grazie: pregevole opera d’arte del XV sec. Secondo voci antiche la statua era stata acquistata presso un laboratorio napoletano ed era diretta ad arricchire l’ammirabile chiesa di Santa Maria Maggiore di Miglionico. E’ nella memoria che una pioggia torrenziale ne arrestò il cammino, pertanto statua e personale al seguito trovarono riparo nella Grotta di Santa Maria la Grotta. Passata la bufera si riprese il cammino interrotto e a sera inoltrata la statua giunse a Miglionico sopra un carro trainato da due muli. La visione della Madonna magnificò di gioia i cuori dei fedeli assiepati davanti alla chiesa. Sistemata l’immagine sopra un piedistallo di noce addobbato da un velario bianco e azzurro, punteggiato di stelle, le porte della chiesa si chiusero ai segni di calore cristiano e gli addetti ai lavori, sempre più stanchi guadagnarono le proprie case. Sul far del giorno la chiesa si stipò di devoti che, invece di animarsi si accorarono con sentimenti apprensivi perché la statua della Madonna non c’era più. Si corse di casa in casa, tra vicoli e stradine, passando da una strada all’altra del paese; volarono parole e segni composti: la forza richiamante esercitata dalla statua non concedeva soste, tutti la cercarono con filiale devozione. In tanto grande rumore spuntò la buona nuova: la Madonna delle Grazie era stata ritrovata, a Grottole, nella Grotta di Santa Maria la Grotta dove aveva trovato riparo dalla fitta pioggia il pomeriggio del giorno prima. Da allora è sempre lì per essere ammirata e venerata. “Abufina” “E' Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta in Grottole, vittima della sua grande storia d'amore. Un giorno Abufina, ricamava seduta accanto alla finestra del torrione, (bianca nelle carni come latte e fulva come la messe quando è sul punto di essere mietuta)…, pensava al suo amore, Selepino, che combatteva in terra lontana…. quant’ecco… lo scalpitio di un cavallo… un messo e un plico: "Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me uccide l'amore ; vieni, Abufina, vieni da me, insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fà presto...". E Abufina partì, ma aimè, il bianco cavallo, nel guardare il Basento, s'impennò, e la bella fanciulla fu travolta dai vortici del fiume. Il signore del Castello, per onorare la memoria della fanciulla morta per andare incontro al suo amore, fece murare le porte d’ingresso alla stanza dove Abufina era solita passare il suo tempo in attesa e vi collocò una lapide (di cui era possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta: "Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce questa torre, che fu tua dimora morire d’amore; parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al suo cuore l'amata...". Ancora oggi il Basento, che sonnecchia d’estate e s’imbroncia d’inverno, mormora il nome di Abufina e si pente, si pente, si pente …” Leggenda sulla fontana dei fichi Un giorno si vide un giovane abbeverare il suo destriero nella fontana dei fichi. Bevve anche lui e, per farsi notare dalle lavandaie assorte nel loro lavoro, evocò ad alta voce la benefica acqua, decantandone la freschezza e la leggerezza, e improvvisamente scomparve. Le donne rimasero attonite e ammutolite: il giovane cavaliere aveva tutte le sembianze di San Martino! La Capella di Sant'Antonio Abate Antica leggende legata all'Altopiano e al Santuario di S. Antonio Abate che fa risalire ad un evento miracoloso la fondazione del Santuario. La leggenda vuole che un pastore, mentre pascolava il suo gregge sull'altopiano, incontrasse, sul limitare del pianoro, un vecchio dalla barba bianca e dal nodoso bastone. "Io sono S. Antonio abate!" gli disse il vecchio e indicandogli col bastone un punto sull'altopiano, aggiunse "Costruiscimi una cappella e finché resterà in piedi, i paesi a me devoti non scompariranno, perché io veglierò su di loro". E detto questo, sparì. Il pastore, pieno di stupore e di devozione, riferì subito l'accaduto nei vari paesi e con l'aiuto degli abitanti di Grottole, Grassano, Ferrandina, Salandra, Pomarico e Miglionico, temendo l'ira del Santo, edificò il Santuario sull'altopiano.
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