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Feste Popolari

FESTA PATRONALE

La festa si celebra il 16 Agosto, con forte partecipazione di popolo. A San Rocco, il popolo grottolese dedicò statue e culto, dopo la terribile peste del 1665. Da allora, ogni anno si celebra una grande cerimonia in onore del Santo, che ha tutte le caratteristiche ed i colori delle feste di paese. Anticamente, il tragitto della processione portava la statua innanzi la dimora degli antichi feudatari. Ciò avveniva non per un gesto di sottomissione del clero locale (e quindi del potere religioso) nei confronti di colui che rappresentava il potere temporale del re, bensì era un atto che voleva significare il rinnovarsi di un “prendere possesso” del Santo protettore, in occasione della sua festa, sul paese che proteggeva e custodiva, e questo proprio dal luogo in cui avevano sede i titolari amministrativi del feudo. Negli anni ’50 questa festa era organizzata da una Commissione nominata dal Comune. In passato, la processione non si limitava ad un percorso per le vie del paese, ma era caratterizzata da “un’asta” che metteva quasi in vendita l’onore e il prestigio di portare il Santo in spalla. Il “m-nà a’ statue” era un’offerta a rialzo che vedeva rivali alcuni gruppi di ragazzi che offrivano quantità significative di grano. Chi faceva l’offerta più generosa otteneva il privilegio di dare il via alla processione. La festa di San Rocco era caratterizzata da una processione riservata ai maschi, il 16 agosto, ed un’altra riservata alle donne, il 17 agosto, che partiva in mattinata dalla Chiesa di San Rocco. Ancora oggi la statua viene portata a spalla dai devoti. Il giorno della festa è usanza “vestire il Santo”. Ciò consiste nell’adornarlo con cappello, mantello, bastone, borsa, stivali e un cane, tutti in argento. Questi oggetti sono simbolo di ex-voto donati da persone che avrebbero ricevuto delle grazie. Durante la processione si devolvono offerte in soldi ed oro. Il santo possiede un ricco corredo d’oro che viene esposto il giorno della festa e che rappresenta la devozione del popolo ed i ringraziamenti dei devoti per le grazie ricevute. Attualmente la processione si svolge in serata, partendo dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore, percorrendo le vie dell’antico borgo di impianto medioevale, per giungere nella Chiesa di San Rocco, dove la statua accoglie la devozione del popolo. Da qualche anno accompagna la processione la cavalcata con cavalli finemente bardati ed una sfilata di abiti tradizionali lucani e medioevali. In serata, i fuochi pirotecnici chiudono i festeggiamenti.

MADONNA DELL’ASSUNTA

La festa si celebra, come in tutta Italia, il 15 agosto, giorno di Ferragosto. La processione si svolgeva solitamente in mattinata, ma da qualche anno l’evento è stato spostato in serata, con buona partecipazione di popolo e di grottolesi rientrati al paese natio per le vacanze estive. Il corteo religioso si muove da Santa Maria Maggiore e percorre le strade del centro storico, per giungere nella Chiesa di San Rocco dove la statua della Madonna dell’Assunta rimane per accogliere i fedeli devoti. Questa festa precede la Festa di San Rocco del giorno successivo. Particolarità legata alla festa dell’Assunta è la fiera che si svolge in mattinata e che  viene chiamata per questo motivo “fiera della Madonna”. Nulla di tipico da segnalare essendo ormai un normale mercato.

SANT'ANTONIO ABATE

La festa liturgica cade il 17 gennaio, giorno d’inizio del carnevale, ma per comodità metereologiche a Grottole si festeggia il lunedì e il martedì successivi al giorno della Pentecoste. Anche il culto per S. Antuono, come gran parte delle “storie” sacre, è accompagnato da narrazioni e tradizionali popolari. Anticamente la tradizione voleva che si offrisse a Sant’Antuono un porcellino che, allevato dalla comunità, veniva successivamente sacrificato in suo onore, si trattava di Antonino, il maiale di Sant’Antuono. Più festosa era la ricorrenza estiva quando la comunità era in fermento per trascorrere sulla collina di Altojanni, due giornate di festa, in cui l’elemento sacro e quello profano si mescolavano in modo indissolubile. Si andava a Sant’Antonio Abate a dorso di mulo inghirlandato e per sentieri scoscesi che si snodavano lungo il colle su cui si erge l’antico santuario. Non pochi erano coloro che andavano a piedi; s’incontravano persino donne che, per adempiere un voto, salivano scalze fin sul colle, ferendosi i piedi tra cardi, spine e sassi. Anche se il percorso non era agevole, si partecipava lo stesso a questa festa campestre, provando un immenso piacere. La gioia la si vedeva dipinta sul volto di tutti: era pur sempre una sagra paesana che offriva l’occasione di riposarsi e divertirsi. Si marciava per circa tre ore e dalle bisacce spuntavano fiaschi di vino che promettevano momenti di euforia. A cavallo o a piedi, appena giunti sul monte, nel massimo silenzio e raccoglimento, si facevano tre giri intorno alla chiesa. Una cerimonia, questa, che veniva compiuta con scrupolosa meticolosità e con ordine prestabilito di movimenti. Era un modo, secondo la consuetudine, per poter entrare in rapporto con il Santo e tributargli onore e venerazione. Unico vero momento di preghiera era la celebrazione della santa messa e della successiva processione accompagnata da numerosi ceri votivi. I “cirii” a volte pesavano più di trenta chili ed erano costituiti, almeno quello grande, da 160 candele grandi e da circa 600 candele piccole. Il “cirio” veniva offerto al Santo e portato a spalla da quattro fedeli che chiedevano o avevano ottenuto una grazia. Il tutto accompagnato da squillanti canti. Il resto della giornata era occasione per stare insieme e dividere il cibo e il vino per far risuonare sulla collina i canti e le musiche che allietavano la festa. Al ritorno della statua in chiesa, la gente si sparpagliava per la campagna, alla ricerca di angoli più ombreggiati per stendervi tovaglie e poggiarvi le cibarie. Fra tanta animazione, si trasportavano le sporte e si accendevano focherelli con sterpi e frasche. In poco tempo nell’aria si diffondeva il profumo dell’arrosto sulla brace e si vedevano visi allegri e spensierati. Più tardi si sentivano delle voci intonare canzoni popolari che esprimevano in modo schietto e immediato il desiderio di ballare. Per i grottolesi la festa continuava sulla strada del ritorno. Le funi venivano fatte passare a cavallo dei robusti rami delle querce e le ragazze, rese più ardite dal vino, non tentavano nemmeno di tenere a bada le gonne al vento dell’altalena. Ancora oggi, anche se la festa ha perso alcuni momenti caratteristici, è molto sentita dai grottolesi che, ogni anno, puntualmente si ritrovano tutti sul monte. 

IL CROCIFISSO

La festa del crocifisso si celebra il 3 maggio o, per comodità liturgica, la prima domenica di maggio e risale ai primi decenni del 1900. La processione attraversa le strade del centro storico, muovendosi dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore per poi farvi ritorno. In serata si tengono i tradizionali fuochi pirotecnici.

LA FIERA DI SAN LUCA

La manifestazione che si tiene ogni anno in comune il 13 ed il 14 ottobre, è dedicata a San Luca titolare, insieme a San Giuliano vescovo, dell'unica parrocchia cittadina. Fiera rinomata nel Regno di Napoli, insieme a quella di Foggia e Gravina, si svolgeva e si svolge ancora ad ottobre. Nel quadro delle fiere e dei mercati fatto a Potenza il 14 febbraio del 1849, sottoscritto per l’Intendente indisposto dal Segretario Generale O. Degemmis con Ministeriale del 4 novembre 1848 della Reale Segreteria di Stato dell’Agricoltura e Commercio del Terzo Dipartimento Primo Carico n. 935, la fiera di Grottole fu classificata antichissima. Da una notizia rinvenuta nel periodo feudale dal Marchese Sanchez la fiera durava un mese, ed i forestieri entrati non potevano più uscire fin quanto non terminava. Per antica consuetudine tanto al principiare della fiera quanto al terminare della stessa, si sparava il tradizionale “pezzo”. Durante il periodo della fiera vi era il cosiddetto Mastro Giurato che esercitava le funzioni di Giudice nelle controversie civili e criminali. La durata della fiera è stata modificata con il passare degli anni. Fino agli ultimi anni dell’800, la fiera si protraeva per ben 15 giorni e costituiva un importane occasione per trattative e mercanteggiamenti di ogni genere. Vi affluivano mercanti dalla vicina Puglia, dalla Calabria e dall’Oriente (Grecia, Turchia,  Iugoslavia), intenzionati soprattutto all’acquisto di animali. I locali dove si esponeva la merce e dove avvenivano le contrattazioni  formavano  due lunghi bracci divisi da uno stretto corridoio centrale. Giungevano a Grottole, quindi, pastori pugliesi, calabresi e campani, con greggi e mandrie infinite, commercianti di tessuti, materiale domestico ed attrezzi da lavoro. Non mancavano le zingare, con i tarocchi, i canti e i balli. Dai 15 giorni si è passati, ai giorni dal 13 al 18 ottobre, poi 13, 14, 15 ottobre sino a giungere ai soli due giorni 13 e 14. Grottole, ancora oggi, nei giorni della fiera, vive momenti di attesa e di  fermento. Oggi, però, il commercio del bestiame è stato vietato in ambito fieristico, anche se illegalmente si tiene fuori il paese il giorno 13. Da un paio d'anni si assiste ad esposizioni di prodotti tipici ed artigianali promossi dalle associazioni locali, nonché all'intrattenimento offerto, per le strade, da giocolieri, fachiri, maghi e cabarettisti. Per ricordare la fiera, per quel grande avvenimento che era nel passato e lasciare una traccia ben visibile, nel 2003, l’Amministrazione Comunale ha indetto un concorso riservato ai giovani del posto, per affrescare una lunga parete in Viale Kennedy, con scene della tradizione fieristica locale. Il risultato è stato ottimo e i tratti di pennello lasciati sul muro fanno intravedere alcuni aspetti particolari della vita paesana di un tempo e la voglia di non dimenticare.