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Chiesa dei Santi Luca e Giuliano

Nel centro storico, tra Viale della Resistenza e Via Garibaldi, si trovano i resti della Chiesa dei Santi Luca e Giuliano, detta comunemente “Chiesa Diruta”, il luogo di culto dedicato ai titolari della parrocchia.

 

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È doveroso evidenziare che il titolo della parrocchia, o meglio della Collegiata, è sempre stato quello dei Santi Luca e Giuliano, nonostante ancora oggi, dopo le numerose ricerche sul tema, non si sa per quale motivo il clero nel Quattrocento abbia scelto questo titolo: la devozione per San Luca è infatti documentata e testimoniata con altre espressioni religiose, mentre la devozione per San Giuliano non è per niente documentata. Quest’opera, alta trentanove metri e larga venti, è l’antica chiesa parrocchiale di Grottole, costruita a partire dai primi anni del ‘500, iniziata a governarsi ed ufficiarsi già dal 1508 dopo che il clero ricettizio aveva perso la propria sede della Chiesa di Santa Maria Maggiore, data al Duca Onorato III Gaetano che a sua volta, nel luglio del 1509, la donò ai Frati Domenicani. Lo scrittore Andreucci cita tre atti emanati dai pontefici romani che attestano che la chiesa grottolese è antica. In una conclusione Capitolare è scritto “Questa Collegiata Chiesa, sotto il titolo dei SS. Luca e Giuliano di Grottole, arcidiocesi di Acerenza e Matera, vanta il suo Collegio da rimotissimi ed immemorabili tempi, così che il Sommo Pontefice Giulio II nel 1509 afferma essere detta Chiesa antica Collegiata”. In altre Bolle papali, precisamente di Leone X (datata 15 marzo 1516) e di Clemente VII del giugno 1525 si conferma indirettamente quanto affermato dalla bolla del 1509. La chiesa Collegiata di Grottole fu sempre sotto la giurisdizione Ecclesiastica di Acerenza e non fu mai incorporata in spiritualibus alla cattedra di Matera. Il tempio ha vissuto varie fasi di costruzione e non è mai stato ultimato. La chiesa fu costruita sui resti di due piccole chiesette che per questo motivo furono rase al suolo. Nella fase più antica, durata almeno una quindicina d’anni e documentata dal rivestimento a scarpa della torre che costeggia la fiancata, furono costruite le fondamenta, la struttura a croce latina, i muri perimetrali e le fogge di sepoltura.Una successiva fase è documentata dalla data 1595 riportata sull’architrave del portale principale realizzato da Giulio Carrara della Padula.(del quale vi è la firma).Alla prima, è seguita, agli inizi del ‘600, la fase con cui vennero completata la costruzione della croce latina, le fosse sepolcrali e si edificò il campanile.

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Il suo aspetto è suggestivo e imponente. Il complesso mostra i segni di un bel tempio, con pianta a croce latina con cupola ellissoidale mai costruita ed abside poligonale. La facciata principale mostra il portale d’accesso su cui è riportata la data 1595, opera dello scalpellino Giulio Carrara della Padula con lo stemma del Comune di Grottole e le sculture in pietra dell’Eterno Padre e di quattro profeti. Attualmente una statuetta è depositata presso la Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici di Matera.

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È visibile la torre campanaria con lo stemma dei Del Balzo (gli Orsini), stella cometa di 16 raggi. Sul portone principale presenti le sculture litiche di San Luca e di San Giuliano. La struttura subì i primi danneggiamenti in occasione dei terremoti del XVII secolo e in particolare di quello del 1694. Il tetto molto probabilmente crollò intorno alla seconda metà del ‘700. Nel 1767 fu costruito un corpo laterale per contenere l’azione della struttura centrale, data leggibile sul lato della strada principale, e documenti testimoniano di ingenti somme spese dalla Collegiata intorno al 1765-67 per il consolidamento della struttura ma un un’improvvisa lesione longitudinale presagì il crollo della navata centrale.

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Un terzo crollo avvenne nella prima metà dell’800 e interessò gran parte del campanile. L’evento sismico del 1980 ha ulteriormente aggravato le condizioni della chiesa. L’edificio è stato officiato fino al 1840-50 e fu abbandonato del tutto dopo l’Unità d’Italia. Da un documento del 1726, compilato dall’arciprete del tempo Dottor Fisico Don Carlo Benincasa e dal Sindaco Ruggiero Lamagna, possiamo conoscere la pianta, le dimensioni, gli altari e le cappelle del tempio. La chiesa è costituita da una navata centrale, delimitata sui lati da tre nicchioni con arco a tutto sesto che si innesta nel transetto attraverso un ampio arco trionfale.

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Nel 1726 la facciata principale era già completa, con due porte (una principale ed una secondaria) e un ingresso per il campanile, che fu costruito però in un secondo tempo. La pianta della chiesa era a croce latina, l’altezza era di 11 metri circa, la lunghezza nel punto massimo era di circa 30 metri mentre la larghezza massima raggiungeva i 20 metri. Il campanile era dotato di due grosse campane e di una più piccola facente parte dell’orologio e raggiungeva un’altezza di circa 50 metri. Vi erano 9 altari tutti ornati di statue e quadri. La maggior parte di esse oggi è conservata nelle altre chiese cittadine. L’interno del tempio presentava, sul lato sinistro, l’altare del SS. Sacramento, l’altare di Santa Maria del Popolo, l’altare di Santa Maria La Grazia e l’altare di Sant’Antonio da Padova. Al centro, in fondo a tre metri dall’altare maggiore, vi era il pergamo in legno lavorato e dietro l’altare maggiore era sistemato il Coro ed un decoroso organo a canne a nove registri.

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Ad una profondità di quattro-cinque metri, sotto il Coro, e dietro, vi erano delle fosse sepolcrali tra le quali 5 fosse gentilizie per la sepoltura delle famiglie più nobili del paese. Nel lato destro, a partire dall’ingresso secondario, vi era l’altare della SS. Trinità, l’altare con cappella della SS. Annunciazione di Maria Vergine quindi l’altare dello Spirito Santo e, ultimo, l’altare della SS. Concezione. L’altare con cappella di Sant’Antonio da Padova era beneficio del canonico De Querquis. L’altare della SS. Annunciazione di M. Vergine era beneficio nel ‘600 e Jus patronato della famiglia Gentile e poi era beneficio di Gio: Antonio Imperatrice. L’altare dello Spirito Santo apparteneva alla famiglia Todaro residente a Grassano. Nel tempio vi erano inoltre, candelieri in argento sull’altare maggiore, suppellettili sacre, una statuetta e qualche dipinto nelle cappelle. In sacrestia vi erano un paio di grandi armadi per le suppellettili e vestiario dei sacerdoti. In tutto l’edificio vi erano sei confessionali in legno lavorato.