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Artigianato locale

A Grottole l'artigianato affonda le sue radici nella cultura pastorale contadina, mantenendone i caratteri fondamentali anche nelle espressioni più moderne. Gli oggetti della tradizione artigiana grottolese sono creati per lo più per soddisfare, oltre che un innato bisogno estetico, anche le normali esigenze della vita quotidiana. I materiali normalmente adoperati per la creazione di forme e oggetti sono sempre quelli che la natura dei luoghi mette a disposizione, fatta eccezione per i metalli: legno, argilla, paglia e vimini. Il legno adoperato è quello di provenienza variabile: di castagno, quercia, faggio, abete, ciliegio e pero con minore utilizzo di altre qualità. Gli oggetti nascono grazie a un paziente lavoro di coltello e privilegiano soggetti di vita pastorale o di personaggi della tradizione storica, mestoli, forchettoni, bastoni, timbri e pale per il pane. Di legno sono ancora gli utensili per la lavorazione della pasta e del pane, i barilotti per l'acqua o il vino, i taglieri lavorati per affettare formaggi e salumi, le scatole, i barattoli, i piatti e i mortai. L'argilla, materiale di cui Grottole è ricco, è utilizzata per la produzione di porcellane e ceramiche di pregevole manifattura. Piatti, bicchieri, “cucumi”, anfore, orcioli e brocche sono i motivi più ricorrenti, ma anche vasi, contenitori per le spezie e lucerne. La produzione ceramica di Grottole si differenzia da quella materana e degli altri paesi limitrofi, limitata al soddisfacimento delle necessità quotidiane, inizialmente, era costituita da pignatte e altri vasellami colorati con piombo bruciato. Negli anni quaranta, gli artigiani che si dedicavano alla produzione di ceramica erano molti e si tramandavano l'arte di padre in figlio. Possedevano laboratori situati in grotte poste nella zona identificata come Rione Fornaci, dove,nei giorni molto soleggiati esponevano all'esterno i manufatti per farli asciugare e poi cuocerli. In questi laboratori vi erano pochissimi attrezzi e il tutto era affidato all'abilità e alla sensibilità artistica del “fornaciaio”, termine che risale all'antico mondo greco, quando la creta veniva cotta in forni primordiali chiamati, appunto, "fornaci". L'artigiano si avvaleva di un unico strumento di lavoro, costituito da un rudimentale tornio, composto da due pesanti ruote di legno fissate a un'asse verticale piantato nel pavimento. Preparata la palla di argilla, questa veniva sbattuta con forza sulla ruota superiore, mentre con i piedi si faceva girare quella inferiore dando così alla palla la forma desiderata. Infine, con l'aiuto di una spugna inumidita si levigava con cura la superficie dell'oggetto realizzato; con un filo d'acciaio si staccava il pezzo dal tornio e vi si incidevano dei particolari graffiti utilizzando un oggetto appuntito. In questo modo si realizzavano anfore con il "segreto per bere" o con il cinguettio degli uccelli, le ciarle e i “cucumi” per l'acqua fresca, “pedali” e “rìzzole” per le riserve idriche. Tradizionali sono i cucù in terracotta, galli che nell'antichità erano simbolo di prosperità. Ogni artigiano li realizza secondo i propri canoni. Di terracotta sono anche i famosi "fischietti", modellati a mano e dipinti con colori vivaci. Prendono le forme di vari animali, come colombe e galli, che ricordano i cortili di campagna e le vecchie consuetudini rurali. Paglia e vimini si intrecciano per la realizzazione di ceste con coperchio, panieri, "spase" per seccare la pasta fatta in casa, fuscelli in giunco di fiume per ricotte e formaggi, ma anche cestini,  sedie impagliate e altri oggetti. Il ricamo e il merletto sono attività ancora praticate dalle donne grottolesi che hanno ricevuto in eredità dalle loro nonne questa antica e pregiata arte. Anche l'arte di forgiare i metalli, a Grottole, è ancora molto diffusa. Si realizzano lampade, letti, ecc.