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Abufina

“E' Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta in Grottole, vittima della sua grande storia d'amore. Un giorno Abufina, ricamava seduta accanto alla finestra del torrione, (bianca nelle carni come latte e fulva come la messe quando è sul punto di essere mietuta)…, pensava al suo amore, Selepino, che combatteva in terra lontana…. quant’ecco… lo scalpitio di un cavallo… un messo e un plico:  "Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me uccide l'amore ; vieni, Abufina, vieni da me, insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fà presto...".
E Abufina partì, ma aimè, il bianco cavallo, nel guardare il Basento, s'impennò, e la bella fanciulla fu travolta dai vortici del fiume. Il signore del Castello, per onorare la memoria della fanciulla morta per andare incontro al suo amore, fece murare le porte d’ingresso alla stanza dove Abufina era solita passare il suo tempo in attesa e vi collocò una lapide (di cui era possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta: "Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce questa torre, che fu tua dimora morire d’amore; parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al suo cuore l'amata...".
Ancora oggi il Basento, che sonnecchia d’estate e s’imbroncia d’inverno, mormora il nome di Abufina e si pente, si pente, si pente …”